Il geotritone

 

Il geotritone
fantasma delle nebbie.

Testo: S. Casali – Foto: G. Busignani

 geotritone

Sono ormai poche le specie di vertebrati di cui non si conosca, come si suol dire, vita, morte e miracoli: fra questi, uno degli animali che ha destato l’interesse di ricercatori e sistematici negli ultimi tempi è il geotritone, misterioso fantasma delle tenebre, che di miracoli nel mondo degli anfibi ne compie davvero!
Visto l’ambiente cavernicolo in cui principalmente vive questo strano animale, il suo incontro è generalmente un’evento molto raro e non sono molte le persone che hanno potuto osservalo in natura. Ma esiste un paese, chiamato San Marino, dove il fantasma esce dai meandri sotterranei come in nessun altro luogo conosciuto e si aggira avvolto dalle nebbie sui muri e le pareti in pietra della città.
Il geotritone (Speleomantes italicus) è un anfibio urodelo (provvisto di coda) endemico dell’Appennino settentrionale e centrale. Il genere Speleomantes è l’unico rappresentante europeo della famiglia dei Plethodontidae, quasi esclusiva del Nuovo Mondo, e già questo lo rende un gruppo molto interessante faunisticamente.
Lungo mediamente 8-9 cm (lung. massima 13 cm), presenta una colorazione molto sfumata, con chiazze alternate marroni, grigie, arancioni e nere.
E’ un animale specializzato a muoversi su terreni scoscesi e scivolosi: i piedi e le mani palmati infatti gli consentono di aderire perfettamente alle superfici liscie e verticali, mentre la coda leggermente prensile viene usata come appiglio durante le arrampicate.
I due sessi sono simili ed il maschio si distingue solamente per la presenza di una piccola ghiandola posta sotto il mento che ha una funzione afrodisiaca nei confronti della femmina durante il corteggiamento.
Contrariamente a tutti gli altri anfibi europei il geotritone presenta anche un’altra stranezza anatomica: non possiede nè polmoni nè branchie e la respirazione avviene esclusivamente attraverso la pelle.
Questa particolarità fisiologica impone al geotritone uno stile di vita davvero singolare; la respirazione cutanea esige costantemente una elevata umidità relativa (oltre l’80%) e temperature non superiori ai 15° C. Poichè tali condizioni si ritrovano tipicamente negli ambienti ipogei (grotte, fessurazioni nelle roccie, sistema interstiziale del terreno), il geotritone è considerato una specie troglofila, cioè amante delle cavità sotterranee. Negli ambienti di superficie tali condizioni si trovano invece solo in situazioni atmosferiche particolari, come in occasione di fresche notti nebbiose o piovose con assenza di vento. Sono questi i rari momenti in cui i geotritoni si avventurano all’esterno: allora deambulano lentamente come zombi tra il fogliame marcescente e si arrampicano sulle pareti rocciose dove si appostano immobili come lucertole di gomma.
Sorprendente è anche il modo con cui catturano le prede, costituite prevalentemente da invertebrati vari, soprattutto aracnidi, ditteri, coleotteri e chilopodi. Appostati immobili o dopo un lento avvicinamento, mirano la preda ed estroflettono fulmineamente la lingua appiccicosa lunga anche più della metà del corpo.
Anche la strategia riproduttiva è unica ed eccezionale: pur essendo un anfibio il geotritone è infatti completamente svincolato dall’acqua in ogni fase della sua vita.
La fecondazione avviene dopo un corteggiamento rituale e la femmina, dopo un periodo variabile ed in qualsiasi mese dell’anno, depone a terra 5-10 uova. Dopo la deposizione la femmina si avvolge attorno alle uova ed attende la schiusa, che avviene dopo ben 11-12 mesi, senza nutrirsi. Tali cure parentali, comportamento alquanto singolare fra gli anfibi, sembrano aver la funzione di garantire i giusti livelli di umidità e temperatura. Il secreto presente nel muco della pelle della madre sembra svolgere anche un’attività protettiva verso le uova grazie alle sue proprietà “antibiotiche” che impedirebbero la proliferazione di funghi e parassiti nocivi.
I piccoli, lunghi appena 20-25 mm, nascono già completamente sviluppati e sono subito attivi ed indipendenti.
Mentre qualcosa si conosce sulla biologia generale della specie, ancora molto scarse sono invece le conoscenze sull’ecologia e l’etologia del geotritone, ovvero sulle relazioni con le componenti viventi e non viventi dell’ambiente, sulle abitudini di vita e sui costumi comportamentali.
Uno studio approfondito in questo ambito di ricerca è attualmente in corso a San Marino su di una popolazione che mostra abitudini mai riscontrate prima e che richiamano per questo l’attenzione degli erpetologi (ricercatori nel campo degli anfibi e dei rettili).
Questo strano e misterioso animale, al pari di tutte le altre specie di anfibi europei, non è assolutamente pericoloso per l’uomo: non è velenoso, non morde e non sputa; solamente se manipolato a lungo le secrezioni della sua pelle possono risultare irritanti al contatto con gli occhi o le mucose.
Inserito nell’allegato IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE come “specie animale di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa”, e considerato a “più basso rischio” nel Libro Rosso degli Animali D’Italia redatto dal WWF nel 1998, il geotritone, a causa dell’elevatissima permeabilità della sua pelle, risulta sensibile in modo particolare anche alle minime forme d’inquinamento.
Nel territorio sammarinese, dove esistono le caratteristiche geomorfologiche e climatiche idonee per la specie, il geotritone è presente con popolazioni numerose ed in buona salute.
Se altrove l’incontro con questo insolito animale è esclusiva di speleologi ed erpetologi esperti, a San Marino è invece lui che viene a farci visita sulle scale di casa o sul davanzale della finestra!

 

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