Il merlo acquaiolo

 

IL MERLO ACQUAIOLO

 Merlo acquaiolo

Quanto sia piacevole e rilassante passeggiare per boschi e campagne circondati dagli infiniti colori e rumori della natura è cosa ben nota a tutti…ma per il naturalista, l’appassionato o l’attento osservatore ogni suono, ogni movimento, ogni fruscio sono un richiamo irresistibile che rapisce l’attenzione e tende i nervi.
Passo felpato, occhi sbarrati e orecchi tesi… si diventa predatori, prede, insomma….animali.
In quei momenti ci si confronta con le altre creature, le si ammira, le si apprezza.
In quei momenti ci si accorge di essere parte della natura, non un qualcosa di distaccato, di superiore.
Era una mattina d’estate, lo scorso anno, quando affacciatomi dal vecchio ponte sul torrente, che sempre regala una vista superba innanzi la forra di Gorgascura, vedo un uccelletto bruno che fugge rapido sull’acqua.
La coda troppo corta per un merlo…forse un giovane; l’ambiente troppo insolito per uno storno…ma bisogna pur bere in quei caldi estivi!
Poi quest’anno, verso marzo, nello stesso posto, ecco di nuovo fuggire rapida una sagoma grigio ardesia: un insieme di sfumature, di traiettorie e di versi che non coincidono con nessuna delle mie esperienze ….ancora un dubbio.
Qualche mese dopo, la mattina del 7 maggio, con al seguito un plotone rumoroso di una novantina di scolari alla scoperta delle “altre espressioni” del nostro paese, mi affaccio per primo sulla cascatella del torrente San Marino e vedo quello che la mia mente aveva più di una volta rifiutato anche solo di immaginare tant’era la straordinarietà: il petto bianco candido del più raro e specializzato passeriforme acquatico, tipico abitatore dei limpidi e veloci torrenti montani con acque pure e ricche di prede.
Era il merlo acquaiolo.
Specie piuttosto elusiva e di difficile osservazione nel suo ambiente d’elezione aspro e selvaggio, il merlo acquaiolo ha una distribuzione prevalentemente montana e risulta diffuso soprattutto lungo i rapidi torrenti delle Alpi, mentre è localizzato nell’Appennino.
Solitario o in coppia occupa per tutto l’arco dell’anno il tratto di torrente che costituisce il proprio territorio, preferendo le zone rocciose più accidentate con rapide, cascatelle, sbarramenti (anche artificiali), ma anche vecchi ponti e mulini ove trova i luoghi adatti alla nidificazione. Lo si può osservare, con molta fortuna, posato sui sassi del torrente mentre agita la coda tenuta spesso verticale e abbassandosi continuamente sulle zampe. Molto diffidente e sempre all’erta, fugge al minimo sospetto con volo rapido e diritto a poca altezza sull’acqua. Il verso di richiamo, aspro e metallico, è un breve “tritt-tritt-tritt” mentre il canto è un insieme di brevi e basse note gorgheggiate dalla sonorità metallica con strofe flautate.
Le sue capacità subacquee sono davvero sorprendenti: tuffandosi in acqua da una roccia o da un ramo “vola” nel vero senso della parola intorno alle pietre e ai ciottoli sommersi; oppure cammina contro corrente sul fondo del torrente come se stesse passeggiando su un prato, anche dove la corrente è più forte, rivoltando col becco le pietruzze in cerca di larve di insetti, molluschi ed altre piccole prede. Perfettamente adattato all’ambiente acquatico, possiede membrane protettive sulle narici e sull’orecchio esterno che si chiudono in immersione, occhi capaci di vedere sopra e sotto l’acqua, un piumaggio idrofugo e ossa non pneumatizzate che lo rendono più pesante facilitandone l’immersione.
Il nido è un voluminoso ammasso di muschio e foglie secche, con un foro d’ingresso ed una sorta di corridoio che sale alla camera di incubazione, collocato sempre in prossimità dell’acqua nella cavità di un muro o tra le rocce, nel groviglio di radici o dietro il velo d’acqua di una cascata. Le 4-5 uova, deposte verso Aprile, vengono covate per 15-18 giorni dalla femmina. I piccoli, accuditi da entrambi i genitori, rimangono a lungo nel nido (20-25 giorni) ed imparano prima ancora di volare a nuotare e tuffarsi in acqua. Lo stesso nido, molto solido e durevole, viene riutilizzato per una seconda covata e spesso anche negli anni successivi.
Oggi purtroppo questa specie è fortemente minacciata in tutto il suo areale e rischia l’estinzione in molte regioni italiane a causa della non corretta gestione delle acque correnti e degli ecosistemi naturali ad esse collegati. Più concretamente le minacce dirette o i fattori limitanti per la sopravvivenza del merlo acquaiolo sono rappresentati dal sempre più diffuso inquinamento organico che riduce le popolazioni di invertebrati acquatici, suo principale nutrimento, dal depauperamento continuo delle acque correnti superficiali dovuto alle captazioni di sorgenti e ai prelievi a scopo irriguo e non ultimo dal disturbo antropico negli ambienti valorizzati “turisticamente”.
La presenza del merlo acquaiolo dunque, segnalata per la prima volta nel territorio sammarinese, deve rappresentare un motivo d’orgoglio (forse non meritato) per i cittadini della Repubblica in quanto indicatrice di buona qualità dell’ambiente e, soprattutto, deve far tenere alta l’attenzione verso il patrimonio naturale affinché lo sviluppo nel nostro piccolo paese sia davvero compatibile e sostenibile.

Sandro Casali

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