Il picchio muraiolo

 
Dalle vette alpine alle pareti del Titano:
il picchio muraiolo
 
 Picchio muraiolo
 
Sul Titano è già tempo di metter su famiglia per la coppia di pellegrini e come ogni anno si va spesso sul ciglio o alle pendici del monte per rintracciare l’esatto punto di nidificazione e controllare, insieme alle guardie del Servizio di Vigilanza Ecologica, che tutto proceda bene e senza disturbi.
Una mattina di quelle… fredda, con ancora un po’ di neve ma tersa, lungo una parete assolata risale a saltelli e brevi svolazzi un magnifico picchio muraiolo, la “farfalla di roccia” dalle ali scarlatte che in pochi hanno la fortuna di ammirare, essendo un tipico abitatore dei biomi alpini dove frequenta le più alte ed impervie cime rocciose.
E quella parete gli doveva proprio piacere…per farsi rivedere alla stessa ora nei giorni successivi!
Era un’occasione più unica che rara e così, approfittando della prima mattinata libera dalle scolaresche in visita al Centro, muniti di telecamera, cannocchiale applicato alla fotocamera, capanno mimetico da caccia “convertito” e…tanta pazienza, ci appostiamo su uno sperone di roccia.
Sarebbero bastati l’orizzonte, l’aria ed il sole in faccia per farne una buona giornata…ma venne anche il picchio.
Raro e localizzato, con una distribuzione molto frammentata anche nel suo principale areale alpino, il picchio muraiolo (Thichodroma muraria) si rinviene come nidificante in pochissime zone dell’Appennino centrale.
Generalmente sedentario, compie perlopiù erratismi altitudinali durante l’inverno; in questo periodo si porta a quote più basse e ricerca le pareti ben esposte al sole, dove la temperatura elevata mantiene in attività gli insetti. In questa stagione può anche capitare di vederlo arrampicarsi sui muri dei vecchi edifici, come mi capitò di osservare anni addietro dalle finestre del Liceo in città!
Nessuno sa da dove provengano gli individui che sostano da noi. Potrebbero scendere dalle lontane Alpi, oppure giungere dai Sibillini, o dal Gran Sasso e le altre cime abruzzesi dove sicuramente nidificano. La sua presenza estiva in zone a noi più vicine, come il Monte Catria e la Gola del Furlo, non è infatti mai stata accertata.
Ad ogni modo, la presenza invernale sulle nostre rupi di questa bella specie, così come quella del sordone (Prunella collaris), altro elemento faunistico paleomontano (legato cioè alle zone nivali delle alte montagne del paleartico), risulta di grande interesse zoogeografico ed eleva notevolmente la “valenza naturalistica” del nostro piccolo paese.

Sandro Casali

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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