Il valore della vita, il valore di ogni vita

vivisezione_home.jpgSan Marino, 4 Maggio 2014 - Intervento della Prof.ssa Emanuela Stolfi, Presidente APAS, alla Conferenza di Sabato 3 Maggio al TEATRO TITANO sul Progetto didattico-interdisciplnare Scienze-Italiano dal titolo “IL VALORE DELLA VITA, IL VALORE DI OGNI VITA”, attuato nella Classe 5 Scientifico A e indirizzato agli studenti del triennio dei vari indirizzi scolastici, nell’ambito dell’orientamento in uscita.  RELATORI: Dott. Francesco Tamagnini, ricercatore post-dottorato, Università di Exter presso il laboratorio del prof. Randal e Dr Brown; Dott.ssa Elisa Sangiorgi, Farmacista dirigente presso l’Azienda USL di Modena, delegata LAV Bologna. Prof.ssa Emanuela Stolfi, insegnante di Scienze nell’indirizzo Liceo Scientifico, nel biennio ITI e Liceo Economico-Aziendale, Presidente dell’APAS.

 

Perché la scelta di questo tema “antropocentrismo e ricerca scientifica?” Si tratta di un tema su cui rifletto spesso, soprattutto per il ruolo che rivesto nell’ambito dell’Associazione Sammarinese Protezione Animali.

L’antropocentrismo affonda le radici nella concezione aristotelica della Natura, che poneva l’uomo all’apice di una Scala Natura e dove in resto del creato giaceva a livelli via via inferiori.

Ma appunto cosa si intende con antropocentrismo: l’antropocentrismo può essere definito una particolare prospettiva che pone l’uomo al centro dell’Universo, la quale determina una prevalenza valoriale dell’essere umano e l’implicita considerazione del non umano solo in termini di utilizzabilità, indifferente quindi da un punto di vista etico.

Esiste una gradualità nell’antropocentrismo, dove possiamo individuare un antropocentrismo radicale e un antropocentrismo moderato. Entrambe le concezioni tuttavia non sono equilibrate, giacché, non si pongono nell’ottica di una convivenza armonica con le altre forme viventi.

 

L’antropocentrismo radicale ad es. in riferimento all’aspetto ecologico, tende a non riconoscere la gravità complessiva della situazione ambientale, riponendo una fiducia ottimistica non tanto nella capacità autorigenerante della Natura, quanto e soprattutto nelle capacità della scienza e della tecnologia di trovare soluzioni ai possibili squilibri che esse stesse provocano. La prevalenza valoriale dell’uomo, considerata da molti come causa primaria della crisi ecologica viene vista da questa prospettiva come inevitabile superiorità della nostra specie, dovuta alla sua esclusiva capacità di ragionare, progettare, (Cartesio ce lo insegna…) essere consapevole del proprio destino e persino di modificarlo, mediante l’utilizzo a piacimento di altre realtà della comunità biotica.

La realtà non umana viene considerata come risorsa da sfruttare con modalità intensive, si pensi appunto agli allevamenti di animali da reddito, pelliccia, sperimentazione, latte, uova, con tutti i mezzi che il progresso scientifico e tecnologico mettono a disposizione, al fine di garantire la migliore condizione di vita per l’uomo, in termini di vantaggi economici e di tempo.

NON ESISTONO PERTANTO DIRITTI SE NON COME DIRITTI DELL’UOMO.

 

Per il secondo tipo di antropocentrismo, quello moderato, rimane valido il dogma della preminenza valoriale dell’uomo rispetto al non umano, dove però tale preminenza viene espressa in maniera meno arrogante, ammettendo il rispetto e la giusta valorizzazione del non umano, quale unica possibilità tuttavia di sfuggire a un destino inesorabile, che l’atteggiamento di sfruttamento e indifferenza etica per la Natura, hanno sino qui determinato.

Queste concezioni, possono essere superate attraverso i principi ed i valori etici del BIOCENTRISMO e dell’ANTISPECISMO, scelte che considerano e valorizzano la VITA stessa, sotto ogni forma in senso intrinseco.

Non vi è prevalenza di una componente biotica sull’altra, poiché ciascuna forma vivente realizza una propria finalità intrinseca, utile e necessaria alla vita globale della BIOSFERA.

Evitando per ovvie ragioni di tempo, di ripercorrere passo passo le tappe delle correnti filosofiche e religiose di pensiero, che nei secoli hanno portato a un rafforzamento della concezione antropocentrica, non v’è dubbio che la filosofia positivista di Cartesio, rivesta un ruolo centrale nel collocare al vertice supremo l’uomo, ponendo i presupposti per ogni tipo di uso, abuso, strumentalizzazione, sottomissione, negazione di ogni diritto dell’animale. A mio avviso e secondo il sentire di molti, la sperimentazione sugli animali è una delle conseguenze più evidenti della concezione antropocentrica.

 

In riferimento alla sperimentazione sugli animali, un fisiologo francese Claude Bernard (1813-1878) per primo teorizzò che gli animali potessero divenire la colonna portante della ricerca scientifica di base. Da allora il ricorso agli animali divenne sistematico in ogni campo. Claude Bernard li impiegò sia nello studio della fisiologia sperimentale che della patologia sperimentale, dove sottopose varie specie di animali a qualsiasi tipo di sofferenza, non fermandosi di fronte a nulla, tanto che un giorno arrivò ad utilizzare il proprio cane, poiché non ne aveva altri a disposizione! Questo pseudo-ricercatore nella sua “dottrina” cercò di convincere la Francia che la ricerca medica era una scienza esatta come la matematica e quindi i progressi erano assicurati sfruttando sia il metodo sperimentale che analitico. La vita privata di Bernard non fu più ricca di soddisfazioni di quanto non fosse la sua misera attività professionale. Sposò per soldi una signora benestante con cui mise al mondo quattro figli, due femmine e due maschi. La moglie e le figlie che erano molto amanti degli animali, scoprendolo un giorno atto a vivisezionare appunto il cane della famiglia, dopo il divorzio inevitabile,fondarono ad Asnièries un rifugio per cani strappati alla vivisezione e nel 1883 furono parti attive nella costituzione della prima lega antivivisezionista francese. Uno studente di Bernard, il Dr. George Hoggan, che dopo quattro anni di esperimenti sugli animali era giunto alla conclusione che nessuno di quegli esperimenti era giustificabile o necessario fondò nel 1875 in Inghilterra, la prima Società antivivisezionista del mondo, denominata Victoria Street Society.

Fu però nel secolo scorso con l’avvento della farmacologia che il numero degli animali impiegati negli esperimenti aumentò a dismisura.

 

Allo tempo stesso con il progressivo aumento del ricorso all’impiego di animali nella ricerca, nella seconda metà del 900 grandi nomi come Berry Horne, Hans Ruesch e Pietro Croce, gettarono le fondamenta ideologiche del movimento organizzato antivivisezionista e antispecista ma le obiezioni alla vivisezione giunsero ben presto anche dallo stesso mondo scientifico. I primi esempi risalgono ai primi del 900 con il dottor Augusto Agabiti, che scrisse un libro dal titolo “Il problema della vivisezione” (1911) e un ventennio dopo il dottor Gennaro Ciaburri pubblicò “La sperimentazione sugli animali”recentemente ristampato dall’ATRA (1994) e ancora tragicamente attuale. La vita di Ciaburri medico e professionista,dotato di grandi valori etici e umani ci è d’esempio.

 

Nato a Cerreto Sannita il 7 luglio del 1881 ed inizialmente indirizzato agli studi ecclesiastici, Ciaburri ben presto preferì iscriversi alla facoltà di Biologia e dopo essersi laureato a Zurigo, conseguì la seconda laurea in medicina e chirurgia a Bologna, ove divenne poi direttore del Laboratorio di Analisi chimiche e microscopiche presso l’Ospedale Maggiore. Qui si dedicò a studi di ogni genere che spaziavano dalla medicina tradizionale a quella tropicale, fino a comprendere aspetti di medicina del lavoro, scienze infermieristiche e medicina veterinaria.

Animato da uno straordinario amore per gli animali che andava ben oltre gli aspetti meramente scientifici, egli nel 1929 iniziò a contrastare duramente la cruenta e diffusa pratica della sperimentazione sugli animali, fondando a Bologna l’Unione Antivivisezionista Italiana (U.A.I.) La sua organizzazione raccolse numerosi seguaci ed aprì altre sedi a Milano, Genova, Palermo, Firenze  e Napoli, ove già il dott. Antonio Cardarelli era stato uno dei primi antivivisezionisti.

 

Al sodalizio del medico campano aderirono importanti rappresentanti della cultura e della politica che diedero ampio sostegno e diffusione alle sue idee manifestate peraltro esplicitamente sul periodico trimestrale «Scienza e Coscienza», fondato nel 1931 con il motto “Scienza senza coscienza è la rovina dell’anima”.

 

Il giornale e l’organizzazione di Ciaburri divulgarono senza timore le notizie riguardanti le barbarie compiute sugli animali e favorirono di conseguenza il varo della prima legge italiana contro la vivisezione (n°924 del 12 giugno 1931, seguita da un’ulteriore normativa del 1941. Dopo la guerra e sempre guidata da Ciaburri, l’U.A.I bandì premi per laureandi che avevano eseguito i propri studi sperimentali senza servirsi di esseri viventi, mentre l’instancabile fondatore continuò la tenace opera propagandistica traducendo e scrivendo molti altri testi scientifici sull’argomento, tra cui il già citato volume la sperimentazione sugli animali di oltre trecento pagine, ripubblicato per oltre settant’anni sia in Italia che all’estero.

Ovviamente vegetariano, estese i suoi interessi anche in ambito culinario con il fortunatissimo e ancora edito saggio: La cucina vegetariana del 1965.

 

Nonostante ciò la sperimentazione sugli animali purtroppo ha da tempo superato i confini della medicina, venendo impiegata in ogni campo della ricerca scientifica, ma anche industriale e non solo. Si utilizzano animali per esperimenti di psicologia, per test sui cosmetici (per fortuna però grazie all’impegno delle Associazioni animaliste europee questi test sui cosmetici sono stati aboliti in tutta Europa nel Marzo 2013 sebbene dopo progressivi rinvii) per saggi bellici, per i detersivi, prodotti per la casa o comunque, per qualsiasi sostanza con la quale l’uomo possa entrare in contatto.

 

Oltre ai singoli medici, negli ultimi decenni sono nate in tutto il mondo associazioni che contestano a livello scientifico l’impiego degli animali in tutti i campi citati. Quindi, ad una maggiore diffusione della sperimentazione sugli animali, ha fatto seguito, come giusta reazione eguale e contraria una maggiore opposizione allo stesso interno dell’ambiente scientifico. In Italia è nato il Comitato Scientifico Antivivsezonista e in Svizzera ma con delegazioni in tutto il mondo la Lega Internazionale Medici per l’abolizione della Vivisezione (LIMAV)

 

La LIMAV è appunto un’organizzazione internazionale, fondata a Zurigo il 24 ottobre 1987, che si occupa di antivivisezione a livello scientifico.
E’composta da tutti coloro che, contrari alla vivisezione, appartengono a quei settori di ricerca in cui essa viene praticata.

Scopo della LIMAV è il miglioramento della salute pubblica, attraverso l’abolizione di ogni esperimento sugli animali nei vari Paesi del mondo e attraverso ogni genere di iniziativa, volta a migliorare esistenti condizioni ecologiche, che possano causare danni alla salute umana ed alla vita animale e vegetale nel suo complesso.

Negli Stati Uniti d’America, per quanto fortemente osteggiata  dalle forti lobby di potere è attiva invece da anni invece la Medical Modernizazion Commette.

Nonostante le forti reazioni, dovute alla organizzazioni antivivisezioniste e ai singoli individui, in tutto mondo purtroppo  l’utilizzo degli animali nella ricerca è enorme.

 

Solo in Italia sono 900.000, gli animali di varie specie che muoiono nei laboratori ogni anno. Più di 10 milioni in Europa e 120 milioni nel mondo. Gli animali uccisi nei centri di ricerca nascono in allevamenti specializzati. Ma non tutti. I macachi e i primati in genere non possono essere fatti riprodurre per più generazioni in cattività. Vengono così continuamente catturati in natura, strappati dalle loro foreste e dalle loro famiglie.

Solamente dalle Mauritius sono 10.000 i macachi esportati e spediti verso un futuro di prigionia e sofferenza. Tutti vengono trasportati all’interno di aerei AirFrance, l’ultima delle compagnie aeree internazionali ancora coinvolta in questa tratta e principale perno su cui ruota la sperimentazione sui primati nel mondo.

Per ricordare queste vittime proprio il 24 Aprile scorso è stata istituita la "Giornata mondiale per gli animali nei laboratori"e in occasione di queste giornate di mobilitazione è stata avviata dalle organizzazioni animaliste internazionali la campagna globale di boicottaggio e protesta contro AirFrance.

 

Una petizione internazionale STOP VIVISECTION avviata diversi mesi fa per abolire la vivisezione nel continente europeo ha dato i suoi frutti, infatti, sono state raccolte oltre 1 milione di firme valide, quindi il processo istituzionale per l’abolizione della vivisezione in Europa continua e nel prossimo Settembre porterà direttamente al Parlamento Europeo il volere dei cittadini.

 

Il messaggio che le varie Organizzazioni Antivivisezione intendono trasmettere è che le alternative alla vivisezione esistono e si stanno potenziando, seppure con una certa lentezza, a causa dei paletti burocratici  posti dai governi e dalle amministrazioni ma sono già operative in diversi laboratori nel mondo ed anche in Italia, dove fra l’altro già dal 1993 è in vigore la Legge 413 sull’Obiezione di coscienza, che consente agli studenti nelle discipline mediche, biomediche, biotecnologiche, farmaceutiche, di intraprendere un percorso di studi senza l’utilizzo sperimentale degli animali. Il Laboratorio di Colture Cellulari LARF (Laboratorio Analisi Ricerca di Fisiopatologia) dell’Università di Genova, attiva Corsi teorico-pratici di colture cellulari e altri metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali. I corsi sono indirizzati a Medici, Biologi, Chimici, Farmacisti e Tecnici sanitari di laboratorio medico e aperti agli studenti stessi. E’ una struttura di grandi competenze scientifiche e la sua attività poggia le sue conquiste e le sue potenzialità sulla convinzione che i metodi alternativi siano assolutamente più utili e attendibili per il progresso della Scienza a favore della salute umana. All'origine della scelta di utilizzare metodi alternativi alla sperimentazione animale esiste innegabilmente anche una importante motivazione etica.

 

E’ noto che le più importanti scoperte scientifiche in campo medico, medico-tecnologico, farmacologico, biologico non derivino dalla sperimentazione animale. Ecco alcuni esempi: la morfina, l’asepsi, l’antisepsi, l’etere, il cloroformio, il curaro, la cocaina, l’oppio, l’anestesia in genere impiegati nella chirurgia, non derivano dalle sperimentazione animale. Anche le scoperte del termometro, del microscopio, della batteriologia, dello stetoscopio, dell’oftalmoscopio, dei raggi X, della percussione, dell’auscultazione e del microscopio elettronico, tutti determinanti per la diagnostica, non devono nulla alla pratica vivisettoria. Altrettanto va detto per esempio, per farmaci come la digitalina, rimedio per i malati di cuore, l’atropina, lo iodio, il chinino e l’ormai famosa penicillina. Insomma, non solo non esiste una sola scoperta fondamentale ai fini della salute umana che sia dovuta alla vivisezione degli animali, ma addirittura il ricorso a tale pratica è fonte di inesattezze grossolane e postumi gravissimi, se si considera che in ogni caso, una sostanza, dopo essere stata sperimentata sull’animale, richiede necessariamente la sperimentazione sull’uomo e che molto spesso è proprio sull’uomo che manifesta i peggiori effetti. Pensiamo alle sostanze con azione teratogena e credo che il talidomide ne sia l’esempio più tragico. Nel 1937 negli Stati Uniti, un nuovo antibiotico disciolto in una sostanza chimica, il di-etilene glicol, provocò la morte di 107 persone, nonostante fosse stato sperimentato sui roditori! Verso la metà del secolo scorso, sette erano le malattie che mietevano più vittime soprattutto in giovane età: febbre puerperale, tubercolosi, difterite, scarlattina, tifo, colera e vaiolo. Ebbene tutte furono tenute sotto controllo e in parte debellate quando venne reintrodotto il principio basilare dell’igiene, con l’istituzione dei servizi sanitari nelle grandi città.

 

Quindi se in un’epoca remota si cercavano invano, risposte torturando gli animali, oggi non è più ammissibile che gli scienziati del terzo millennio  per semplice comodità e velocità di carriera infliggano loro ogni tipo di sofferenza e privazione ad un animale.

 

Vorrei concludere questo mio intervento ricordando non senza soddisfazione, poiché la proposta e la predisposizione del testo normativo è stata opera dell’APAS, che nel nostro Paese dall’Ottobre 2007 è in vigore la Legge n. 108 sul Divieto di sperimentazione animale. San Marino si attesta al momento, unico Paese al mondo ad avere un potente strumento legislativo, a tutela degli animali dalla sofferenza inflitta dalla vivisezione.

 

Conferenza “Il valore della vita, il valore di ogni vita”

San Marino, 3 Maggio 2014 - Teatro Titano - Repubblica di San Marino



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