Troppi caprioli? Abbattiamoli!

bambi_nel_mirino.jpgSan Marino, 19 Novembre 2015 - L’estendersi delle zone boschive nel territorio della nostra Repubblica, ha favorito la loro colonizzazione da parte di diverse specie animali selvatiche, peraltro assenti in passato, come istrice, cinghiale, capriolo e ultimamene, grazie alla presenza di questi ungulati, il lupo. Tuttavia, essendo il nostro territorio fortemente antropizzato, risulta spesso problematica la convivenza dell’uomo con questi animali, tanto da indurre le istituzioni a risolvere i contenziosi con provvedimenti drastici ai danni della fauna selvatica. Così i primi a farne le spese sono stati i cinghiali, oggetto di accanita persecuzione da parte dei cacciatori, legittimati a compiere vere e proprie stragi, ora, si vorrebbe presentare il conto anche ai caprioli, colpevoli di finire vittime di incidenti stradali e di causare danni all’agricoltura. L’Osservatorio della Fauna Selvatica e dei relativi Habitat, organismo preposto alla gestione ma anche alla conservazione della fauna e degli ecosistemi, contrariamente al parere delle Associazioni ivi rappresentate, avrebbe previsto ancora una volta l’abbattimento dei caprioli con la caccia di selezionevale a dire, sparando da appostamento contro un ignaro animale prescelto, che assieme ai suoi piccoli, alla sua famiglia, bruca placidamente in un prato!


L’APAS, nell’ambito dell’Osservatorio, a nome delle Associazioni ambientaliste e zoofile rappresentate, si è opposta fermamente a questa decisione, proponendo di mettere  a punto metodi e soluzioni alternativi agli abbattimenti, rispettosi della vita e dell’ecologia del capriolo. In quella sede ha presentato un autorevole parere tecnico- scientifico, frutto di recenti ricerche di esperti in materia, che dimostra dati alla mano, come la caccia di selezione al capriolo non sia la soluzione efficace per diminuire il tasso degli incidenti stradali, quanto piuttosto una serie di interventi di tipo stradale e ambientale e informativo, che nel giro di qualche anno possono addirittura determinare l’azzeramento del fenomeno, come già sperimentato con successo in alcune province delle Marche.

 



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