L’APAS in merito alla sentenza che assolve chi aveva lanciato un mazzo di chiavi in testa ad un cagnolino provocandone la morte.

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San Marino, 1 Febbraio 2017 - Lettera aperta al quotidiano “L’Informazione” - A seguito dell’articolo pubblicato sul Vostro quotidiano Mercoledì 25 novembre 2017 “Lanciare un mazzo di chiavi in testa ad un cane e causarne la morte non è reato”, il quale riporta le motivazioni della sentenza riformata dal giudice David Brunelli, l’Associazione Sammarinese Protezione Animali (APAS) esprime il più assoluto dissenso in merito a tale decisione. Il giudice Brunelli assolvendo l’imputato per il capo riguardante il maltrattamento di animali con la motivazione sopra citata, non ha condiviso pertanto quanto affermato nella sentenza di primo grado in ordine alla possibile integrazione del fatto compiuto con un atteggiamento meramente colposo. E’ ben vero che l’art. 282 bis C.P. individua al primo comma un reato contravvenzione punibile in forza delle regole generali (art. 21, comma 3, C.P.) alternativamente per dolo e per colpa, tuttavia, dalla descrizione normativa del fatto si ricava che trattasi di una contravvenzione ontologicamente dolosa, non solo per l’impiego del verbo uccidere, che sembra non comprendere la ragione colposa dell’evento mortale, ma anche per l’intero contesto in cui tale condotta è inserita, caratterizzato da sevizie, strazio, fatiche insopportabili, elementi tutti incompatibili con un atteggiamento negligente del soggetto attivo.


Si precisa innanzitutto che l’ordinamento sammarinese per quanto riguarda la tutela penale degli animali si differenzia dall’ordinamento italiano. A San Marino con Legge n.101 del 2003 è stato aggiunto nel C.P. l’art. 282 bis che, in quanto contravvenzione, è punibile sia a titolo di dolo che di colpa; infatti il maltrattamento e l’uccisione di animali non richiedono che il soggetto attivo sia mosso da una precisa volontà di infierire, ma possono concretizzarsi anche nel caso in cui l’animale venga ingiustificatamente abbandonato a se stesso, comportando ciò il venir meno delle condizioni fisiche di sopravvivenza.

In Italia con la legge n.189/2004 il legislatore ha introdotto nel C.P. il TITOLO IV BIS (artt.544 bis e ss.) e in seguito a tale modifica, il maltrattamento animale da semplice contravvenzione diventa delitto. Occorre quindi notare come molte condotte in precedenza integranti la fattispecie contravvenzionale di maltrattamento, implichino oggi l’incriminabilità delle stesse solo a titolo doloso. La Legge n.189/2004 ha però anche modificato l’art.727 c.p. che ora tratta separatamente dell’abbandono di animali e della loro detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura, punibili sia  titolo di dolo sia a titolo di colpa.

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Alla luce di questa diversità sostanziale non è possibile in procedimenti penali sammarinesi riguardanti il maltrattamento e l’uccisione di animali ragionare all’italiana!

A conferma di quanto già detto, è principio avvallato anche da sentenze sammarinesi, che l’uccisione di animali è punibile anche a titolo di colpa e a tal proposito si rammenta in particolare la sentenza n.7/13.

Proprio lo stesso giudice Brunelli emetteva la sentenza n.54 del 2012 che riformava la sentenza di condanna di primo grado n. 60/2011 del Commissario della Legge Buriani. In tale decisione del 2012 Brunelli ammette in effetti che l’uccisione e  il maltrattamento di animali possono avvenire sia a titolo di dolo che di colpa. Tali sentenze sono state emesse verso l’imputato per aver, in concorso con altre persone non identificate, ucciso a bastonate un capriolo…. Purtroppo anche in questo caso, interpretando a nostro avviso malamente il dettato e la ratio dell’art. 282 bis C.P il giudice d’appello penale assolve l’imputato perché il fatto non costituisce reato, tuttavia esamina l’elemento della colpa, riconoscendo appunto che il reato di maltrattamento e uccisione di animali non è punibile solo a titolo doloso ma anche colposo…  Infine assolve l’imputato dal reato di uccisione perché non emerge nei confronti dello stesso l’estremo soggettivo della colpa di cooperazione e dunque perché il fatto non costituisce reato, per difetto dell’elemento soggettivo della colpa. Dunque, ci si chiede, perché tali incongruenze di giudizio da parte di uno stesso magistrato?

L’APAS, alla luce di ciò esprime grande preoccupazione per l’emissione di sentenze di questo genere, che oltre a costituire un pericoloso precedente giudiziario, non tengono minimamente conto del diritto degli animali ad essere tutelati, invalidando quegli strumenti normativi che con grande sforzo l’Associazione ha promosso, favorendone l’inserimento nell’ordinamento sammarinese.



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