A distanza di un anno, l'APAS attende ancora risposte sull'assassino del capriolo

capriolo_home.jpgSan Marino, 13 Agosto 2010 - Ad un anno esatto dalla barbara uccisione di un povero capriolo avvenuta nella prima mattinata di Giovedì 13 agosto 2009 in un vicolo di Borgo Maggiore, nei pressi di un noto locale, l’Associazione Sammarinese Protezione Animali (APAS) e i numerosi cittadini che ad essa si sono rivolti per avere informazioni in merito, attende ancora una risposta dalla giustizia.
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Come si ricorderà la sventurata bestiola, dopo essere precipitata dalla mura soprastante compiendo un salto di 8 m, probabilmente spaventata dalle auto che percorrevano Via Piana, ferita a morte e urlante per il dolore è “stata pietosamente finita” da un manipolo di balordi che l’hanno massacrata a colpi di bastone, sottraendone poi il corpo opportunamente caricato su una Fiat Punto azzurrina, appartenente ad uno dei nottambuli che ha assistito o forse partecipato al massacro.

Purtroppo nessun riscontro al riguardo è giunto nell’arco di un anno all’APAS, nonostante la denuncia sporta contro l’autore o gli autori dell’efferato gesto, affinché fossero perseguiti ai sensi dell’art 282 bis del Codice Penale. L’APAS aveva fornito alle forze dell’ordine indizi utili alle indagini e in tal senso era anche giunta un’accorata sollecitazione da parte del Segretario alla Giustizia Augusto Casali, che aveva appunto invitato la Gendarmeria a indagare con massima efficacia sulla questione.

Da informazioni ufficiose, risulta che sono state interrogate due persone presenti quella notte sul posto, ma tutto si è risolto in una bolla di sapone.  Le stesse persone non hanno evidentemente fornito testimonianze su colui o coloro che  brandivano il bastone contro il capriolo ferito. Oppure forse gli interrogati sono loro stessi i colpevoli, ma protetti dall’omertà dei presenti non hanno ovviamente confessato il misfatto. Ci si chiede allora ancora una volta: a cosa servono le leggi? Dove sta il senso civico di coloro che assistendo ad un reato, tacciono per quieto vivere lasciando impuniti i colpevoli?

Dov’è la coscienza di ciò che è giusto o di ciò che è sbagliato? Un reato contro un animale sofferente vale forse meno di un altro reato e ha minor peso sulla coscienza? Il Consiglio Direttivo APAS rivolge nuovamente un accorato appello a chi  ritiene di essere in possesso di informazioni utili, sebbene a distanza di un anno, rivolgendosi al Comando della Gendarmeria di Città dove è stata depositata la denuncia. In tal modo potrebbe essere riaperta l’indagine per circoscrivere i colpevoli, favorendo il corso della giustizia e per rendere appunto giustizia a un animale inerme vittima della malvagità umana.

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L’UFFICIO STAMPA APAS


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