Conferenza: "Alimentazione vegetariana: come e perché" Relazione del presidente APAS

conferenza-21_09_2012_home.jpgSan Marino, 22 Settembre 2012 - Di seguito la relazione del presidente APAS Dott.ssa Emanuela Stolfi sul tema degli allevamenti intensivi, alla Conferenza "Alimentazione vegetariana: come è perché" Domagnano RSM 21 Settembre 2012 - Non si può parlare di tutela degli animali se tale concetto non viene esteso a tutto il Regno animale, regno al quale apparteniamo anche noi. Chi si adopera per assicurare agli altri animali il diritto al benessere, al rispetto e soprattutto alla vita è un antispecista, ovvero una persona che pratica e promuove la convivenza armonica con le specie che condividono con l’uomo la vita sul pianeta. Purtroppo, la storia della civiltà umana è la storia della schiavitù degli animali. Per millenni l’uomo ha sfruttato in maniera più o meno intensa gli altri animali, per l’alimentazione, per vestirsi, per il trasporto, il lavoro nei campi, per ricavare oggetti di vario uso, per i sacrifici propiziatori agli dei  e persino per divertirsi, basti pensare ai sanguinari intrattenimenti dei Romani al Colosseo e al Circo Massimo, dove ogni giorno morivano fra atroci sofferenze un numero imprecisato di animali e di uomini.

 

 

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Perché l’uomo si è sempre rapportato in maniera così invasiva, repressiva, cruenta, strumentale verso gli animali, ignorando più o meno consapevolmente i valori umani della coscienza, dell’etica e della pietà? Per quanto nella preistoria l’uomo sia stato spinto da necessità primarie a servirsi degli animali, nei millenni a venire ha radicato in maniera sempre più profonda e prepotente il concetto di specie eletta, padrona del creato, giungendo a valersi di un presunto diritto divino di usufruire a piacere, senza limite di sorta, di ogni altro essere ritenuto inferiore,“senz’anima”, quindi, nella condizione di doverlo asservire.

Dalla fine dell’800 l’antropocentrismo ha assunto una dimensione sistematica e del tutto disumanizzante. La rivoluzione industriale ha reso possibile l’incremento di produzione dei beni di consumo, in risposta all’aumento demografico e alla crescente richiesta, cosa che ha portato a vedere l’animale come soggetto inerte o meglio come “ oggetto” riproducibile in serie dal settore industriale.

Nell’industria alimentare tutto ciò trova la sua massima espressione, con l’attuazione degli “allevamenti intensivi”, dove l’annullamento del’individuo è totale.

 

Vediamo ora in queste slide la vita degli animali “nell’industria della carne”.

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BOVINI: l’industria della carne bovina è indissolubilmente legata all’industria del latte e derivati. Le mucche da latte vengono continuamente ingravidate per consentire la produzione di latte a ciclo continuo. I vitelli appena nati vengono allontanati dalle madri e svezzati con mangimi da ingrasso, per essere macellati nel minor tempo possibile. Le femmine diverranno fattrici a ciclo continuo, dopodiché, a fine produttività, verranno macellate o vendute come carne di seconda scelta. Nell’allevamento “tradizionale” cioè non intensivo, accadono le stesse cose, con l’unica differenza che gli animali non sono chiusi in un box. La produzione di latte e carne di pecora e capra è del tutto analoga, anche se in tal caso esistono molti più allevamenti al pascolo.

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SUINI: i maiali sono allevati quasi esclusivamente in maniera intensiva. Le femmine vengono ingravidate artificialmente e rinchiuse in una “gabbia di gestazione”, cioè un serraglio di sbarre di ferro della stessa dimensione, con a lato, uno spazio di un paio di metri dove staranno i cuccioli. Dopo il parto, i mialini vengono mutilati di denti e coda, castrati, e lasciati vicino alla mamma fino a che consumano latte  ( che succhiano avidamente dalla madre, immobilizzata 24 ore su 24!) Vengono poi spostati in serragli collettivi per alcune settimane, quindi nei box d’ingrasso. Qui restano in gruppi di 20-25 individui, ammassati sul cemento tra le loro deiezioni, fino a che non raggiungono il peso standard per essere macellati intorno ai 7 mesi.

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SPECIE AVICOLE: polli, galline, faraone, tacchini, anatre, oche e molti altri uccelli, come le quaglie, vengono allevati a milioni per ottenere la cosiddetta “carne bianca”. Il metodo più diffuso è l’allevamento a terra, cioè in capannoni lunghi decine di metri, anche a più piani, dove però 10-15 i pulcini appena nati, si trovano a dover condividere con i simili un mq di superficie vitale, arrivando così ad avere in un capannone diverse decine di migliaia di individui. Vivono per poco più di un mese, ammassati gli altri, tra gli escrementi e i cadaveri di chi non riesce a resistere, alimentati con mangimi concepiti per far loro raggiungere il peso ideale nel tempo previsto per la macellazione, trascorso il quale vengono caricati grossolanamente nei camion, trasportati al macello e sgozzati.Il capannone viene ripulito dagli escrementi e un nuovo ciclo ricomincia.

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CONIGLI: anche i conigli sono allevati quasi esclusivamente in maniera intensiva. Vengono stipati a migliaia dentro lunghi capannoni ad un piano. Le gabbie sono grandi come un foglio A4 e contengono dai 2 ai 4 conigli (!) Qui vi restano per alcune settimane, prima di essere condotti al macello e sgozzati. Così come le specie avicole su citate, non vedranno mai la luce del sole e non calpesteranno mai una superficie diversa da quella della rete della gabbia.

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GALLINE OVAIOLE: la modalità per allevarle è in batteria o a terra. Nel primo caso le galline vengono allevate in file di gabbie disposte su più piani (fino a 6) con 3-5 individui per gabbia (diverse decine di migliaia per capannone). Il continuo contatto con la rete metallica e il sovraffollamento, causano la perdita del piumaggio e ferite diffuse. Le uova vengono deposte direttamente su un nastro trasportatore e le galline restano in batteria per circa 2 anni poi vengono macellate. L’allevamento a terra è come quello degli altri polli. Qui le galline vengono fatte nascere in incubatrice, un addetto seleziona i maschi dalle femmine; queste ultime vengono avviate alla “produzione” i maschi semplicemente gettati via, cioè muoiono tritati vivi per farne mangimi, oppure congelati, o soffocati.

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PESCA: attraverso la pesca un numero non quantificabile di specie ittiche viene ogni giorno decimato per soffocamento da enormi reti che intrappolano ogni genere di esemplare. Parte del “pescato” viene in genere rigettata in mare, perché appartenente a specie senza valore commerciale. Nelle reti restano imprigionati anche mammiferi, tartarughe e altri organismi, e  quelle a strascico operano un vero e proprio scempio dei fondali, devastando in maniera irreversibile gli ecosistemi sommersi. I dati della pesca fanno riferimento a tonnellate e quintali di pescato, mai ai numeri reali di individui brutalmente uccisi.

 

L’Impatto ambientale causato degli allevamenti intensivi

  • L’allevamento degli animali cosiddetti da “reddito”, sia intensivo, sia estensivo su vasta scala è assolutamente insostenibile dal punto di vista ecologico;
  • La metà delle terre fertili del pianeta viene usata per la coltivazione di cereali, foraggere, semi oleosi, destinati all’alimentazione degli animali da reddito;
  • Ciò comporta la distruzione ogni anno di migliaia di ettari di foresta pluviale, il polmone verde del Pianeta e la successiva desertificazione dei suoli dopo lo sfruttamento, con l’immissione negli stessi di fertilizzanti chimici per renderli nuovamente produttivi;
  • A ciò si aggiunga la questione dell’enorme consumo di acqua, il problema dello smaltimento delle deiezioni animali (liquami azotati in particolare) e dei prodotti di scarto, le ripercussioni sul clima con l’immissione di gas serra come il metano, che accompagna le deiezioni dei bovini. Inoltre, l’80-90% dell’NH3 immessa nell’atmosfera viene prodotta dagli animali, contribuendo, assieme alle anidridi emesse dalle industrie alla formazione delle piogge acide.
  • L’abuso di prodotti chimici per l’agricoltura, nei paesi più “sviluppati” come Giappone, Germania, Gran Bretagna, è evidente dai dati statistici: 300 kg/ha. Si tratta di fertilizzanti, pesticidi, erbicidi, che inquinano il suolo, l’acqua e che ovviamente entrano nella rete alimentare.
  • Il consumo di energia: oltre all’energia necessaria per convertire in proteine animali quelle vegetali (attraverso la coltivazione dell’alimento che servirà all’animale da reddito) serve l’energia per la coltivazione stessa e per far funzionare l’allevamento; in particolare, per fare un esempio, per ogni caloria di carne bovina servono 78 cal di combustibile fossile e per ogni caloria di latte ne servono 36, mentre per ogni caloria che proviene dalla soia bastano solo 2 cal di combustibile fossile.
  • Il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato in zootecnia ed agricoltura, i cui prodotti poi servono perlopiù ad alimentare gli animali da allevamento. Il settimanale Newsweek ha riferito che per produrre soli 5Kg di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno.

 

Molte prove ormai dimostrano come l’alimentazione basata sul consumo di carne in particolare, sia negativa per l’ambiente, aggravi il problema della denutrizione nel mondo, sia crudele verso le altre specie animali, danneggi la nostra salute.

Per approfondire questi temi: www.nutritionecology.org ed www.SaiCosaMangi.info


SCELTA VEG

Il modo più efficace per ostacolare lo sfruttamento degli animali è combattere lo specismo, ovvero, non considerare le altre specie animali in ordine gerarchico l’una sull’altra, con al vertice l’uomo. Nessuna delle differenze fisiche o intellettuali che differenziano le varie specie tra loro, può giustificare i genocidi che la nostra specie attua nei confronti delle altre.  Non creare sofferenza negli altri dovrebbe essere un principio esteso a tutti i viventi, a partire dall’uomo stesso, per estenderlo alle altre specie, senza discriminazioni di sorta e pretesa di superiorità.

La prima decisione da prendere per vivere in armonia con la propria coscienza e con il Creato, è smettere di nutrirsi degli altri animali e di non consumare prodotti derivanti dal loro sfruttamento. Può sembrare un passo impossibile, a causa del retaggio culturale che ha condizionato le abitudini di vita di ciascuno di noi, ma esistono un numero infinito di esempi di come questo sia possibile, esempi che testimoniano come si possa mangiare bene, con fantasia, senza crudeltà sugli animali, e al contempo con enormi vantaggi per la nostra salute.

Per approfondimenti: www.esserevegan.org


Emanuela Stolfi

Presidente APAS

Associazione Sammarinese Protezione Animali

Domagnano - Rep. San Marino - 21 Settembre 2012



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