Una bistecca mi da la carica


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IL DESTINO DI UN POPOLO DIPENDE DA COSA MANGIA


“Una bella bistecca mi dà la carica”, così affermava pubblicamente un noto esponente della sinistra verde teoricamente impegnato in difesa degli animali e dell’ambiente. Questa convinzione è abbastanza diffusa anche tra coloro che fingono di essere vegetariani ma cercano ogni espediente per giustificare “l’impossibilità” di rinunciare alla bistecca, e tra la sofferenza e la morte dell’animale e la “carica” della bistecca scelgono quest’ultima convinti che quel pezzo di cadavere darà loro lo sprint necessario a farli stare più in forma. E’ solo il patetico tentativo di giustificare il proprio rifiuto a rinunciare al piacere della gola considerato più importante dell’ingiustizia che produce.


E’ altresì vero che chi era abituato a consumare prodotti carnei, e di derivazione animale, se la sua rinuncia non è supportata da una forte motivazione etica o salutistica, l’organismo, intossicato dalla carica adrenalinica, di cui è pregna la carne di una animale che ha subito l’agonia della macellazione, entra in uno stato di astinenza, allo stesso modo di chi è intossicato da caffeina, da fumo o da zucchero industriale. Anche la pasta e il pane generano dipendenza e causano l’identico effetto nell’organismo assuefatto a tali prodotti. Quando i valori glicemici si abbassano il modo più semplice è quello di ingerire altri zuccheri semplici e i valori ritornano nella norma, per poi avere nuovamente la necessità di ingerire altri zuccheri. Però questo genera picchi glicemici che stressano il pancreas; mentre gli zuccheri complessi della frutta danno energia a lungo termine e in un organismo sano non causano mai dannosi sbalzi glicemici.


Allo stesso modo la carne: dà una carica immediata perché alimento adatto agli animali predatori, ma dopo, fa ripiombare l’organismo nello stato di prima con la necessità di dover ingerire nuovamente quell’alimento per non subire calo nello sprint. Si cade in un circolo vizioso che schiavizza e spesso favorisce l’inevitabilmente insorgere di parecchie patologie degenerative. La carne non dà energia, la sottrae. Se l’alimento carneo introduce, per ipotesi, 100 di energia per metabolizzarla e neutralizzarne gi effetti negativi l’organismo ne spende 120. Nel mondo naturale gli animali più forti e resistenti alla fatiche non sono carnivori ma vegetariani ed erbivori. Il leone, carnivoro, ha molta potenza ma in un lasso di tempo ridotto: se non riesce a catturare la preda in pochi balzi resta a digiuno mentre la gazzella, erbivora, potrebbe correre per ore senza stancarsi.


E’ molto difficile trovare un soggetto vegan stanco e privo di energia. La carne causa una reazione immediata del sistema al pari delle medicine di sintesi, dando l’illusione di benessere; in sostanza è la reazione di difesa dell’organismo all’introduzione di sostanze estranee riconosciute come dannose che interpreta come aggressori e che assorbono energia vitale: ma è come ritirare continuamente denaro dalla cassa senza effettuare nuovi depositi. 


Per liberarsi da questa schiavitù è necessario un minimo di buona volontà: dopo i primi giorni l’organismo si disintossica come dalla droga e non solo non sente più la necessità di questi prodotti ma subentra uno stato di spontaneo rifiuto in cui l’organismo, finalmente libero e tornato al suo stato naturale, tende a rifiutare spontaneamente tutto ciò che lo danneggia e che naturalmente è incompatibile con la nostra vera natura di essere vegani.

 

Associazione Vegetariana Animalista

www.vegetariani-roma.it; www.universalismo.it; www.medicinanaturale.biz


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